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Degustazioni Cinematografiche - Brigitte Bardot

20 gennaio 2016

“Je n’ai jamais été une actrice dans l’âme “ (B.B.)

“La più sexy delle dive bambine, la più bambina delle dive sexy”.

 

Nessuno meglio di Edgar Morin (I divi, 1957) ha saputo descrivere quell’alchimia di erotismo e infantilismo che ha fatto di Brigitte Bardot uno dei fenomeni divistici più luminosi del ventesimo secolo.

A più di quarant’anni dal ritiro dalle scene, confinata in una villa - La Madrague, vuota di uomini e piena di animali, Brigitte Bardot resta nell’immaginario collettivo l’icona di una rivoluzione più socio-culturale che artistica.

Il leggero broncio sulle labbra, immortalate mezzo-aperte nelle serigrafie di Andy Warhol, i piedi scalzi e la schiena nuda scoperta dal lenzuolo hanno rivoluzionato il costume e il gusto del nostro dopoguerra incarnando un modello di seduzione tanto nuovo quanto perturbante: non più la maggiorata latina e nemmeno la “bionda stupida” hollywoodiana, ma una donna dall’aspetto finalmente ‘naturale’ (capelli sciolti sulle spalle, sigaretta fra le dita) e, al contrario di quanto si conveniva alle star del divismo classico, accondiscendente allo sguardo maschile. Il suo è un sex-appeal nuovo, privo di ogni aspetto che rimandi al femminino come qualcosa di materno o disponibile alla procreazione. A differenza della coetanea Sofia Loren, ad esempio, Brigitte Bardot non offre latte materno, ma solo un piacere fugace; quanto basta, comunque, per trasformarne l’icona in un “prodotto di esportazione importante come le automobili Renault”. (Alberto Scandola: Acting Archives Reviews, novembre 2014)