Benvenuti all'Osteria dell'Utopia!

Nel nostro piccolo sito troverai informazioni sui nostri prodotti e sugli eventi dell'Osteria dell'utopia e della Libreria Zivago.

 

L'Osteria dell'Utopia è un luogo di ritrovo ubicato a Milano, in via Vallazze angolo Viale Lombardia, dove bere bene, stare in compagnia e mangiare cibi biologici, equosolidali ed a chilometro zero circondati da libri.

 

Il nostro progetto vuole differenziarsi da un semplice progetto di pub o ristorante, o di semplice libreria.

 

Vogliamo commistionare con successo la possibilità di bere e mangiar bene con la possibilità di leggere ed acquistare un libro introvabile, così come quella di vedere uno spettacolo di teatro, ascoltar musica o ballarla.

 

E, perchè no, la possibilità di divenire un vero e proprio Punto di Incontro per coloro ai quali piace pensarla come noi.

Venite a trovarci e vedrete che siamo già sulla buona strada...


Il posto ideale dove gustare un bicchiere di vino o una tazza di the e brucare tra gli scaffali della libreria Baravaj alla ricerca del titolo che non c'è....

Il topos dell'osteria, le cui origini risalgono alla cultura medievale ("Carmen potatorium"), deve la sua fortuna soprattutto al genere del romanzo, a partire dal Don Chisciotte in cui riveste una funzione-chiave nella costruzione dell'intreccio.

Nei Promessi sposi l'osteria, teatro di imbrogli e dominio della parola, assume un ruolo fondamentale nella formazione del protagonista, mentre nell'Assommoir di Zola e nei Malavoglia di Verga rappresenta un luogo di degradazione e di abbrutimento, simbolicamente contrapposto alla bottega o alla casa.

Al contrario Saba ricerca proprio nelle osterie di Trieste quella "calda vita" di cui patisce la mancanza; ed è ancora un'osteria ad attrarre il giovanissimo protagonista del Sentiero dei nidi di ragno di Calvino, a rappresentare per lui l'accesso a quel "mondo dei grandi" al quale tuttavia resta sostanzialmente estraneo.

 

Chiudono il percorso due testi dei cantautori De André e Guccini, per i quali l'osteria si configura come un estremo spazio di resistenza contro la morte e contro i rischi dell'omologazione.

    Quando vide sul tavolino un cofanetto con una piccola chiave e una bottiglietta con la scritta "BEVIMI".
    "E se provassi?" si chiese (...)
    Ma notò una scatolina di biscotti con scritto "MANGIAMI"


    (Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carrol)

L’alimentazione è un elemento talmente importante e pervasivo nell’esperienza quotidiana, e può avere una tale forza evocativa, che è pressoché impossibile trovare un’opera letteraria che non abbia una qualche relazione con il cibo.

Il grande romanzo che apre il Novecento letterario, l’Ulisse di Joyce, inizia illustrando i gusti del protagonista Leopold Bloom: «Mr Leopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e di volatili. Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie, gozzi piccanti, un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanate e fritte, uova di merluzzo fritte. Più di tutto gli piacevano i rognoni di castrato alla griglia che gli lasciavano nel palato un fine gusto d’urina leggermente aromatica».

Goldoni era solito conversare in caffè ben illuminati, un sorprendente Leopardi con il bicchiere in mano si sente libero dall’infausta ragione e forte come gli idoleggiati antichi, Manzoni mesce a Renzo il vino diabolico della rivoluzione e quello benedetto della grazia, Verga offre ai suoi vinti un bicchiere di quel dono divino che può diventare una trappola mortale; se Carducci brinda alla salute di un Satana vitale e progressista, il malinconico Pascoli trova nell’ebbrezza la metafora del vagheggiato oblio.

 

Ma alla confluenza tra parola e gusto si possono inseguire percorsi più curiosi, nel Manifesto della cucina futurista (1930) Marinetti chiedeva «l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana», a favore di un’alimentazione più attenta alla chimica. Si possono per esempio catalogare le «ricette d’autore» come «Risotto patrio» di Carlo Emilio Gadda nelle Meraviglie d’Italia.

Un altro itinerario letterario-gastronomico lo offre il tema della fame; partendo dalle fiabe e dalle più celebri maschere della Commedia dell’Arte, Arlecchino e Pulcinella, che trovano la loro energia di personaggi proprio in una fame mai soddisfatta di cibo e di sesso; al «paese della fame» di Piero Camporesi al quale si potrebbe affiancare la fantasia compensatoria del Paese di Bengodi, o di Cuccagna, dove si ergono montagne di formaggio e maccheroni, mentre nei fiumi scorre il vino.

Per non parlare delle abboffate del gigante Gargantua di Rabelais, oppure l’altro estremo occupato dal Digiunatore, protagonista di un frammento di Kafka il quale diceva: «sono costretto a digiunare… perché io non ho mai potuto trovare il cibo che mi piacesse. Se lo avessi trovato, credilo, non avrei fatto tante storie e mi sarei rimpinzato come te e tutti gli altri».

A una fame metafisica rimanda anche la misera carota che si dividono Vladimiro ed Estragone di Aspettando Godot di Beckett.

Attuale è l’alternanza di diete e cibo spazzatura, tra anoressia e bulimia, al centro dell’esilarante Diario di Bridget Jones (1998) di Helen Fielding, o come metafora del disagio interiore e della fame esistenziale, della Biografia della fame (2004) di Amélie Nothomb.


Mentre troviamo i cuochi e gli osti protagonisti di testi teatrali e di romanzi: il Falstaff di Shakespeare e la Locandiera e Bottega del caffè di Goldoni.

Chi ha stomaco forte apprezzerà romanzi basati sul tema del cannibalismo: dal Tieste di Seneca (Atreo uccide i tre figli del fratello Tieste e nel corso di un banchetto gli offre le loro carni) al Titus Andronicus di Shakespeare (un’altra storia di vendetta dove il protagonista dà in pasto Chirone e Demetrio alla loro madre Tamora), fino ad Hannibal «The Cannibal» Lecter, il serial killer antropofago protagonista dei best-seller di Thomas Harris; senza dimenticare però l’horror del Conte Ugolino della Commedia dantesca, che per fame divora i propri figli.

Il mondo dei buongustai spazia in ogni ambito, dagli assassini fino ai loro avversari: risultano infatti numerosi i detective patiti della buona cucina, dal Maigret di Simenon al Nero Wolfe di Rex Stout, al commissario Montalbano di Andrea Camilleri.

Le cui indagini vengono spesso inframmezzate da gustosi manicaretti.
I romanzi con il detective buongustaio sono diventati quasi un «sottogenere» letterario, e rischia di diventarlo anche il filone dei «romanzi golosi» o «gastronomici», ovvero i testi narrativi con ricette, e quelli che affidano al palato un ruolo centrale.

Autorevole precursore del genere, pur trattandosi di un libro di memorie, può essere considerato Il libro di cucina di Alice B. Toklas (1954), che racconta delle vicende di Gertrude Stein.
Negli ultimi anni numerosi autori hanno saputo coniugare il piacere della lettura con l’evocazione di piatti appetitosi. Un capostipite è senz’altro Donna Flor e i suoi due mariti di Amado (1966), seguito da Dolce come il cioccolato (1989) e la messicana Laura Esquivel, con Romanzo piccante in 12 puntate con ricette, amori e rimedi casalinghi, in cui i due giovani protagonisti, non potendo consumare il loro amore, comunicano la loro sensualità attraverso i manicaretti che lei gli prepara. Infine Joanne Harris con Chocolat.

I «romanzi golosi» possono diventare anche la chiave per esplorare inquietudini e insoddisfazioni attraverso luoghi e sapori carichi di echi simbolici. In Kitchen (1988) dove Banana Yoshimoto racconta il proprio disagio giovanile proprio partendo dal locale più caldo della casa, fin dalla prima frase: «Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina…»



"A tavola perdonerei chiunque, persino i miei parenti"

 

 

Oscar Wilde

E del Vino?..Non vogliamo parlarne?...

Vino pazzo che suole spingere anche l’uomo molto saggio
a intonare una canzone, e a ridere di gusto,
e lo manda su a danzare,
e lascia sfuggire qualche parola che era meglio tacere.
Omero, poeta greco (IX sec. a.C., secondo Erodoto)

 

Il bronzo è lo specchio del volto,
il vino quello della mente
.
Eschilo, tragediografo greco  (525 – 456 a.C.)

 

Il vino eleva l’anima e i pensieri,
e le inquietudini si allontanano dal cuore ...

dell’uomo.
Pindaro, poeta greco (518 circa – 438 a.C. circa)

 

 

E dove non è vino non è amore;
né alcun altro diletto hanno i mortali.
Euripide, tragediografo greco (480 - 406 a.C. circa)

 

Bevendo gli uomini migliorano:
fanno buoni affari,
vincono le cause,
son feliici

e sostengono gli amici.

Aristofane, commediografo greco  (450  – 388 a.C.)

 

 

La forza sconvolgente del vino penetra l’uomo
e nelle vene sparge e distribuisce l’ardore.
Tito Lucrezio Caro, poeta latino (98/96  – 55/53 a.C.)

 

Il vino prepara i cuori
e li rende più pronti
alla passione.
Publio Ovidio Nasone,  poeta latino (43 a.C. – 17 d.C.)

 

L’ebbrezza del vino uccide e fa rinascere:
piacevole è la morte che procura, ma ancor più lo è la vita
Al-Taghlibi Al-Akhtal, poeta arabo (640-710)

 

Vicino all’urna del vino, la ragazza è come la neve.
I suoi polsi bianchi come brina, come neve.
Wei Zhuang, poeta cinese (836 – 910)

 

Lo splendore della luna, con la sua luce,
ha dilacerato la veste della notte; bevi vino,
ché un momento simile non è possibile trovare;
sii lieto e pensa che molti splendori di luna
verranno l’un dopo l’altro sulla faccia della terra.
Omar Ḫayyām, astronomo e filosofo persiano (1048 – 1131)

 

Bevi vino, ché non sai donde sei venuto:
sii lieto, perché non sai dove andrai.
Omar Ḫayyām, astronomo e filosofo persiano (1048 – 1131)


Sia benedetto chi
per primo inventò il vino
che tutto il giorno mi fa stare allegro.
Cecco Angiolieri, poeta senese (1260 – 1312 circa)

 

Ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
e credo che sia salvo chi lo crede.
Luigi Pulci, poeta fiorentino (1432 – 1484)

 

Nel vino è celata la verità.
La Diva Bottiglia vi ci manda:
siate voi stessi interpreti della vostra scoperta.
François Rabelais, scrittore francese (1494 circa – 1553)

 

Com’è vero che nel vino c’è la verità
ti dirò tutto, senza segreti.
William Shakespeare, drammaturgo inglese (1564 – 1623)

 

Il vino è un composto di umore e luce.
Galileo Galilei, scienziato pisano (1564 – 1642)

 

O anche solo lascia un bacio nella coppa,
e non chiederò vino.
Ben Jonson, drammaturgo inglese (1572 – 1637)

 

L’amore inespresso è come il vino tenuto
nella bottiglia: non placa la sete.
George Herbert, poeta inglese (1593-1633)

 

Quando la notte ottenebra le strade,
allora vagano i figli di Belial,
colmi di vino e di insolenza.
John Milton, poeta inglese (1608-1674)

 

Si è sapienti quando si beve bene:
chi non sa bere, non sa nulla.
Nicolas Boileau, poeta francese (1636-1711)

 

L’indipendenza è un cordiale
migliore del tocai.
William Shenstone, poeta inglese (1714 – 1763)

 

La vita è troppo breve
per bere vini mediocri.
Johann Wolfgang von Goethe, poeta tedesco (1749 – 1832)

 

Una donna e un bicchiere di vino soddisfano ogni bisogno,
chi non beve e non bacia è peggio che morto.
Johann Wolfgang von Goethe, poeta tedesco (1749 – 1832)

 

Un pasto senza vino è come un giorno senza sole.
Anthelme Brillat-Savarin, politico francese (1755 – 1826)

 

Il miglior vino è il più vecchio,
l’acqua migliore è la più nuova.
William Blake, poeta inglese (1757 – 1827)

 

Quando il vino entra, strane cose escono.
Johann Christoph Friedrich von Schiller, poeta tedesco (1759 – 1805)

 

Non è vero che un uomo cambia ubriacandosi,
è da sobrio che è diverso
(Thomas De Quincey, scrittore inglese 1785-1859)

Chi non ama le donne il vino e il canto,
è solo un matto non un santo.
Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco (1788 – 1860)

 

Se il proprio sé non vale molto, allora tutti i piaceri
sono come vini eccellenti in una bocca tinta di bile.
Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco (1788 – 1860)

 

Il vino è il più certo,
e (senza paragone) il più efficace consolatore.
Giacomo Leopardi, poeta recanatese (1798 – 1837)

 

Gettiamo via gli affanni! Scorri vino in un fiume di schiuma
in onore di Bacco, delle muse, della bellezza.
Aleksandr Sergeevič Puškin, poeta russo (1799 – 1837)

 

Ecco la felicità della vita,
Amore e vino ugualmente dobbiamo aver vicino.
Aleksandr Sergeevič Puškin, poeta russo (1799 – 1837)

 

La felicità, come un vino pregiato,
deve essere assaporata sorso a sorso.
Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco (1804-1872)

 

Chi beve solo acqua
ha un segreto da nascondere.
Charles Baudelaire, poeta francese (1821 – 1867)

 

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio
d’un lusso miracoloso
e  innalza portici favolosi
nell’oro del suo rosso vapore,
come un tramonto in un cielo annuvolato.
Charles Baudelaire, poeta francese (1821 – 1867)

 

Beltà, il tuo sguardo, infernale e divino,
versa, mischiandoli, beneficio e delitto:
per questo ti si può paragonare al vino.
Charles Baudelaire, poeta francese (1821 – 1867)

 

Il vino e l’uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici,
che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace.
Il vinto abbraccia sempre il vincitore.
Charles Baudelaire, poeta francese (1821 – 1867)

 

Immergemmo le nostre anime assetate
nel vino ristoratore del passato.
Mark Twain, scrittore statunitense (1835 – 1910)

 

I miei libri sono come l’acqua, quelli dei grandi talenti sono vino.
Tutti bevono acqua.
Mark Twain, scrittore statunitense (1835 – 1910)

 

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e… se ne parla.
Edoardo VII, re inglese (1841 – 1910)

 

L’astemio: un debole che cede alla tentazione
di negarsi un piacere.
Ambrose Bierce, scrittore statunitense (1842 – 1914)

 

Il vino ha una pastosa pienezza ch’empie palato e anima di sapore.
Antonio Fogazzaro, scrittore vicentino (1842 – 1911)

 

Solleticata da venti sottili come da vini frizzanti,
la mia anima sternutisce, – sternutisce e grida a se stessa giubilante:
Salute! Così parlò Zarathustra.
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco (1844 – 1900)

 

Voluttà: solo per gli appassiti un veleno dolciastro,
ma per coloro che hanno una volontà leonina la grande corroborazione del cuore,
e il vino dei vini degno di venerante riguardo.
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco (1844 – 1900)

 

Anima mia, alla tua zolla detti da bere ogni saggezza,
tutti i vini nuovi e anche tutti i forti vini della saggezza,
vecchi di immemorabile vecchiezza.
Anima mia, io ti innaffiai con ogni sole e notte e silenzio e anelito:
- e così tu crescesti per me come una vite.
Anima mia, ora sei traboccante di ricchezza e greve,
una vite dalle gonfie mammelle e dai grappoli densi, bruni come l’oro:
densa e compressa di felicità, in attesa per la tua sovrabbondanza,
e vergognosa perfino del tuo aspettare.
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco (1844 – 1900)

 

L’amore tuo diffonde il suo vigore in tutto il mio essere, come un vino.
Paul Verlaine, poeta francese (1844 – 1896)

 

Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia
ed una scintilla all’amore.
Edmondo de Amicis, scrittore ligure (1846 – 1908)

 

Per conoscere l’annata e la qualità di un vino
non è necessario berne l’intero barilotto.
Oscar Wilde, scrittore irlandese (1854 – 1900)

 

l vino è una specie di riso interiore che per un istante
rende bello il volto dei nostri pensieri.
Henri de Régnier, scrittore francese (1864-1936)

 

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee,
il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.
Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese (1874 – 1936)

 

Il vino della giovinezza a volte non diventa chiaro
con il passare del tempo, ma torbido.
Carl Gustav Jung, psicanalista svizzero (1875 – 1961)

 

Il vino è talvolta una scala di sogno.
Antonio Machado, poeta spagnolo (1875 – 1939)

 

Il vino mi ama e mi seduce
solo fino al punto in cui il suo e il mio spirito
si intrattengono in amichevole conversazione.
Hermann Hesse, scrittore tedesco (1877 – 1962)

 

Il vino fulgido sul palato indugiava inghiottito.
Pigiare nel tino grappoli d’uva. Il calore del sole, ecco che cos’é.
E’ come una carezza segreta che mi risveglia ricordi.
James Joyce, scrittore irlandese (1882 – 1941)

 

Come si ricorda il sapore del vino quando il bicchiere
ed il suo colore sono ormai perduti.
Kahlil Gibran, poeta libanese (1883 – 1931)

 

La vita è cosí amara,
il vino è cosí dolce;
perché dunque non bere?
Umberto Saba, poeta triestino (1883 – 1957)

 

L’acqua divide gli uomini; il vino li unisce.
Libero Bovio, poeta napoletano (1883 – 1942)

 

L’uomo è come il vino:
non tutti i vini invecchiando migliorano;
alcuni inacidiscono.
Eugenio Montale, poeta genovese (1896 – 1981)

 

Non berremo dallo stesso bicchiere
l’acqua o il dolce vino…
Anna Achmatova, poetessa russa (1889-1966)

 

Sempre pronto a una nuova idea e ad un antico vino.
Bertold Brecht, drammaturgo tedesco (1898 – 1956)

 

Il vino è uno dei maggiori
segni di civiltà nel mondo.
Ernest Hemingway, scrittore statunitense (1899 – 1961)

 

Riempi il tuo cranio di vino prima che si riempia di terra.
Nazim Hikmet, poeta turco (1902 – 1963)

Io sono colui che conserva sulle labbra il sapore degli acini.
Grappoli ammaccati. Morsi vermigli.
Pablo Neruda, poeta cileno (1904 – 1973)

 

I veri intenditori non bevono vino:
degustano segreti.
Salvador Dalí, pittore spagnolo (1904 – 1989)

 

Il vino è per l’anima ciò che l’acqua è per il corpo
Mario Soldati, scrittore torinese (1906 – 1999)

 

Il vino è la poesia della terra.
Mario Soldati, scrittore torinese (1906 – 1999)

 

I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia:
rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo.
Non bisogna agitarla, la bottiglia.
Mario Rigoni Stern, scrittore asiaghese (1921 – 2008)

 

Con addosso solo le mutandine da bagno, scalzo,
con i capelli scarmigliati, nel buio rosso fuoco, sorseggiando vino,
sputando, saltando, correndo… così si vive.
Jack Kerouac, scrittore statunitense (1922 – 1969)

 

Siedo scomposto su un mucchio di fieno.
Scrivo haiku. E bevo vino.
Jack Kerouac, scrittore statunitense (1922 – 1969)

 

In campagna, dopo una giornata di lavoro, gli uomini alzavano il bicchiere
di vino all’altezza del viso, lo osservavano, gli facevano prendere luce
prima di berlo con cautela. Gli alberi centenari seguivano il loro destino
secolo dopo secolo e una tale lentezza rasentava l’eternità.
Pierre Sansot, filosofo francese (1928 – 2005)

 

Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino.
Eduardo Hughes Galeano, scrittore uruguaiano (1940-)

 

A volte il vino è la manifestazione liquida
del silenzio.
Luis Sepùlveda, scrittore cileno (1949-)

 

Le parole sono come il vino:
hanno bisogno del respiro e di tempo
perché il velluto della voce riveli
il loro sapore definitivo.
Luis Sepùlveda, scrittore cileno (1949-)

E , per chi fosse caparbiamente arrivato a leggere questa pagina sin qui in fondo, prendiamoci anche un po' in giro...

 

Leggiamo qualcosa sugli osti dei Promessi Sposi:

 

Gli osti, che incontriamo nel romanzo sono rappresentati nella loro essenza: scaltri, pratici, sempre garbati, a parole fanno lega con i galantuomini, in realtà con i birboni; abili nel difendere i loro interessi, non si urtano quasi mai con i clienti; sia gli osti di città che quelli di campagna hanno della vita una loro concezione particolare. Gran politiconi questi osti professano una morale curiosa e comoda, per loro galantuomini sono quelli che bevono il vino senza criticarlo, pagano il conto senza tirare, e se devono accoltellare uno, lo aspettano fuori dell'osteria; così si esprime l'oste del villaggio, bottegaio volgare e mariolo di basso rango. Quello della luna piena si destreggia molto accortamente nelle circostanze più difficili; è più astuto degli altri, chiuso in se stesso e impassibile in volto, non si compromette. Il soliloquio mentre s'avvia al palazzo di giustizia ci mette in chiaro la morale degli osti, sempre eguale: salvar le apparenze, essere accorti in ogni evenienza, e non lasciarsi cogliere in flagrante. In una terza osteria capita Renzo in fuga da Milano; lo serve una vecchia ostessa, che lo tempesta di domande, tanto per dar ragione all'oste del paese di Renzo: "Perfino le nostre donne non sono curiose...". A passaggio dell'Adda, è sempre oste, e quei suoi occhi pieni di curiosità maliziosa che si fissano su Renzo, sono così poco rassicuranti dopo l'esperienza fatta, che gli fanno morir tra denti l'altre domande che aveva preparate; a questo punto Renzo esclama tra sé: "Maledetti gli osti! più ne conosco, peggio li trovo".